mercoledì 5 febbraio 2014

MONDI PARALLELI 5


Ancora qui, giorno otto.
Ho costruito alcune capanne, mangio con cocco e datteri. Non ci sono animali. Ho paura che sia passato Noè con una barca più grande. Con le piccole dosi di tecnologia e di meccanica che ho imparato, sto costruendo un motore a olio di palma. Questo dovrebbe far andare una zattera o un piccolo aeroplano. Molto più semplice però la zattera. Ho trovato piantato nella sabbia un vecchio quarantacinque giri. “U.S.A for AFRICA”. We are the world si ma adesso, We were the world. Ci sono oggetti e cose varie sparse dappertutto. Non so il motivo. Come se la terra fosse sta scossata violentemente, ribaltata ad alte velocità e poi rimessa a posto. Senza più nessuno. La vita è dura, ma da un lato vivere su un isola sperduta mi piace molto. Voglio ripopolare questo pianeta, lo voglio fare con voi, umani a cui arriveranno queste lettere. Se arriveranno queste lettere. Comunque per mia fortuna a mantenermi calmo qui su quest'isola è il rum di qualche vecchio bar, e il giubox color verde accanto a me

Figiuli 687

Terra

martedì 4 febbraio 2014

MONDI PARALLELI 4


Mi trovo tra le foglie alte degli alberi Muchjnzo. Ho la mia letale arma tra le braccia, pronto a far fuoco. Abbiamo perso quarantuno uomini. Solo io me ne sono accorto. Sembriamo un po' come Kabir Bredi mentre cacciava la tigre. La paura però è di sicuro meno. Vedo scorgere del fumo dalla parte est della montagna davanti a noi. Adesso ecco arrivare degli strani tizi, bassi e grassi che camminano lungo la costa. L'ordine è di non sparare. Sono amici dicono. Ci donano dei fiori e una cartina proseguono. Uno che non mi è mai stato simpatico spara e ammazza un nanetto. Pandemonio totale. L'alieno assassino è stato preso, legato ad un albero e torturato. Allora scappo. Il cielo è azzurro. Come ai nostri tempi, ai vostri. Sono entrato in una caverna arancione. Alghe e acqua, pesci meduse tutto bellissimo e colorato. Nuoto un centinaio di metri in apnea. Risalgo e ecco il pianeta terra!! Non ci posso davvero credere. Tutto è vuoto, non c'è nessuno, nemmeno voi. Speravo di rincontrarvi, ultima speranza. Però c'è qualcosa di positivo. Sono da solo in tutto il mondo. Non posso avere paura... posso fare ciò che voglio. Butto le armi e faccio un bagno. Sono sulla costa, mare. Ad una prima occhiata direi Madagascar.

mercoledì 29 gennaio 2014

MONDI PARALLELI 3


È il quarto giorno di premanenza nella terra di nessuno. 
Oggi hanno detto niente guerra. 
Ogni tanto si inventano dei trattati temporanei.
Sono vicino ad una cascata, tra fiori coloratissimi e vegetazione. Marte è pieno di vita, ma noi umani non l'avevamo capito, per il fatto che tutto è rimpicciolito a un millesimo di millimetro, per questo noi calpestavamo tutto senza vederlo.
In più ho scoperto che qui la vita è più lunga, perché se per caso muori, torni in vita.
Questa operazione puo avvenire tre volte. Alla terza dovrai vivere in manifesti, quadri e fumetti antichi, adesso conservati nei musei. Infatti in molti decidono di andare a vivere nelle riviste di cucina, le nostre vecchie riviste di cucina. Spettacolare direi. Sono confuso, perché non riesco ancora a capire io cosa ci faccio qui, dato che sono nato negli anni duemila. Comunque spero che queste lettere vi arrivino, umani. Non so dove vi troviate, ma mi dicono di spedire tutto a questo indirizzo:

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Figiuli 897

Galaxy 11

lunedì 27 gennaio 2014

Mondi paralleli 2



Oggi sono stato arruolato nella squadra militare aliena del vecchio pianeta terra.
Sono uno dei più giovani, con i miei ventidue anni.
Le armi che ci danno non sono quelle che ci immaginavamo che gli alieni avessero. Sono molto più potenti e diverse come forme.
Ci stiamo dirigendo verso quello che noi chiamavamo Marte. il momento che stiamo vivendo adesso, è simile a quello degli anni sessanta, con la guerra del Vietnam. Si è creata anche una compagnia e un movimento di alcuni alieni, che si dipingono la faccia di blù e girano nudi. L'atmosfera comunque non sembra di terrore e di paura. Tutti qui con me, sono molto allegri e ballano bevendo birra. Ecco la birra è l'unica cosa umana che resta oltre a me.
La musica non esiste, per cui non c'è radio, ma al suo posto adesso si trasmette il rumore che fa una ruota quando gira. Abbastanza inutile e brutta come cosa. Mi mancano Vasco Rossi e i Beatles!
Non riesco a scrivere ancora molto, per il semplice fatto che mentre scrivo sto sparando ad un armata formata da milioni di Droidi e SquarciaBudella.

 >Figiuli 23

lunedì 20 gennaio 2014

Mondi paralleli 1

“C'era una volta... anzi no c'è ancora un luogo, ne parlano le cartine e se ci guardate bene, è scritto ovunque. É scritto in caratteri enormi, e narra di strane vicende... di complotti avvenuti tra presidenti di rapine e di attentati, di omicidi e di suicidi, di crolli e di bombe. Questo era quello che credevamo”.
Vi chiederete di cosa io stia parlando con questi discorsi. Sto parlando del discorso che da poco ha tenuto il grande presidente del mondo. Anzi di quello che era mondo ma adesso è Ascihel27.
Perchè tutto è cambiato, vi sto parlando dal futuro adesso. E il presidente del pianeta Aschiel27 è verde, con occhiali a telaio largo, lunga lingua e centottantasette denti. Vi chiederete come mai... gli altri duecento li ha persi in un incidente in Ghilipo, una specie di Fityum ma più grande.
Quello che sta succedendo è una grande rivolta interspaziale, i cittadini umani non ci sono, solo io lo sono. E oggi 37\19\1324443 alcune persone si sono dichiarate stufe di vivere in un mondo fatto di computer... a proposito le persone di adesso non sono come quelle che eravate abituati a vedere prima... sono altissimi o bassissimi tutti, non esistono vie di mezzo e hanno più di due gambe spesso e volentieri. I colori della pelle variano tra il verde e il blu. Molte volte sono individui deformi con chele o tentacoli, altre volte sono più simili alla nostra razza. Quelli che noi definiremo alieni... non sono altro che la nostra evolzione. Le macchine stanno sopprimendo il genere Aschielano e così chiedendo aiuto ad altri popoli e ad altre galassie è nata la guerra.

>Figiuli827giurtokyz
Galaxy 9


lunedì 13 gennaio 2014

Il soldato e la morte

Ci trovavamo uno davanti all'altro. Nella stessa situazione. Eravamo due dei pochi sopravvissuti, e avendo questo onore, adesso avevo più paura della morte di prima. Io caricai il fucile. La pioggia mi cadeva sul volto, ero fradicio e infangato. Il ragazzo di fronte a me non si mosse. Avevo paura... poi una voce da dietro
“Spara! Spara!”
Non mi girai, ma il mio dito si mosse rapido sul grilletto. Un colpo secco. Ho aspettato qualche secondo... non lo avevo preso. Avevo sparato nel fango. Ricaricai. L'altro immobile, con gli occhi fissi nel vuoto. Imbracciai il fucile e sparai il secondo colpo. Andò a segno. Il ragazzo davanti a me si chinò, ma non smise di guardare di fronte a lui. Avevo l'ultimo colpo. Anche quello andò a segno. Allora il corpo di colui che era morto giaceva davanti a me.
“Bravo recluta Kenn”
Questa volta mi girai, mi aspettavo il colonnello... no, era la morte. Ciò spiegava lo sguardo verso il vuoto. Mi paralizzai e la morte mi morse, mi strappò la pancia e piano piano anche la faccia. Soffrivo a terra. E giacevo davanti alla morte.

martedì 7 gennaio 2014

L'INDOVINA

Oggi ci siamo recati da un' indovina per chiedere cosa ne sarà della Ferrari. Negli ultimi tempi non stava andando alla grande. Ad una prima occhiata l'indovina sembrava una matta. Poi piano piano ha cominciato a piacerci.
Vorremmo sapere che ne sarà della Ferrari” Chiese Frenci. L'indovina si limitò ad annuire. “La sfera mi racconta che i prossimi anni... la Ferrari... vincerà molto...”
Che pilota vincerà?” chiese attento Simo.
L'indovina continuò: “Il pilota è un giovane, che sta facendo grande carriera. Un tedesco... Il nome e Michael Schumacher. Vincerà sette mondiali con la Ferrari e diventerà l'idolo di tutti”
Come finirà la carriera? Si schianterà?” Chiese Pietro.
Signori, la carriera la finirà in Mercedes. Dopo di che resterà nel mondo delle macchine per molto molto tempo ancora. Fino al suo novantaseiesimo compleanno”.
Contenti di ciò che l'indovina ci aveva appena raccontato e fieri tornammo al bunker e scrivemmo uno striscione.
NOI SAPPIAMO IL NOME DEL MIGLIOR PILOTA DI TUTTI I TEMPI
EGLI GUIDERÀ LA FERRARI
E IL SUO NOME È
MICHAEL SCUMACHER
Quel giorno sbagliammo perfino a scrivere il nome, ma da lì a qualche anno, il suo nome scritto correttamente occupò le prime pagine di tutti i giornali.

Thanks Schumi!


mercoledì 1 gennaio 2014

JORDAN


Oggi meraviglioso. Per radio stavamo ascoltando la radiocronaca della finale di N.B.A. Chicago Bulls vs Los Angeles Lakers. Partita strepitosa. Il radiofonico continuava a fare il nome di Jordan, Michael Jordan. “Sarà solo un fortunello” Veniva da pensarci. Non l'avevamo seguita molto quella stagione. Ci bastò ascoltare quel matto euforico dall'altra parte del microfono... per capire che quello era Dio travestito da Michael Jordan. Che quell'uomo non stava semplicemente giocando a pallacanestro, ma quell'uomo stava riscrivendo sopra pagine già scritte da fenomeni come Magic Johnson, la storia del Basket, ancora quella che i padri raccontano adesso. “C'era un volta, un ragazzo.... Michael Jeffrey Jordan”. Poi a raccontare ciò di che più bello si poteva dire su di lui. Certo è che non si poteva considerare una guida spirituale Michael. Però ci siamo accorti con il passare del tempo che lui era quello che un po' abbiamo fatto e immaginato di fare, anzi che tutto il mondo ha cercato di imitare. Air Jordan.

mercoledì 25 dicembre 2013

POVERI SANTI

Oggi abbiamo fatto un giro per il centro, e nei vari supermercati c'erano uomini STRAZIATI,  si vedeva che ne avevano veramente pieni i maroni di ste donne che li trascinavano da un negozio all'altro a comprare i “regali di Natale”.
Che con tutto il bene del mondo potevano andare a comprare da sole!!
Poi c'è il secondo caso, più sfortunato, è quello che si trascina dietro anche i ragazzi, con il ragazzo che tira sassi ai vetri e la ragazza che inciampa perché è troppo impegnata a guardarsi allo specchio.
Infine ma non meno importanti i mariti che preferirebbero essere sotto tortura o imprigionati in una casa in campagna nel Vietnam, quelli che si portano dietro i tre bimbi piccoli. Quello di cinque anni alla mano, quello di tre in braccio e quello di due mesi nella carrozzina: La solita frase: “Cara puoi tenere la carrozzina?!” e la solita risposta “Potrei se non avessi tre borse in mano, in fondo ho preso il regalo per tua mamma, a cui tu non hai pensato!” e con questa frase solitamente arriva l'amica, per caso, con cui si mette a parlare per tre o quattro ore.
Per questo siamo tornati al bunker e abbiamo messo su una associazione per soli uomini tristi: “Parlane con me” dove ogni anno ospitiamo più di un milione e cinquecento uomini affranti dalle spese natalizie.

domenica 22 dicembre 2013

IL PORTA SANGUE


La grande leggenda di Natale Natale...si...anzi...no...esso non esiste. Non dico che non esiste una persona che la notte di natale non entri in casa tua, ma di sicuro non a portare dolci e regali. Quella notte il piccolo Theodor si era coricato nel suo lettuccio caldo, pronto ad aspettare il regalo che desiderava tanto. Ma era in ansia e non riusciva a dormire. Giochi di ombre si innalzarono sul muro. Muovendosi corsero fin sull'armadio, qualcuno stava strisciano piano, a terra. Una creatura verde si arrampicava sul letto. Poi eccolo infilarsi sotto le coperte e mentre Theodor preso dal panico cercava di scacciarlo, un lurido uomo truccato di nero, con in mano una macchinina lo fissò negli occhi.












mercoledì 18 dicembre 2013

L'uomo

...E quella notte non era bella. Charlie aveva appena finito di giocare a poker con gli amici, aveva perso. Per sua fortuna o sfortuna, solo duecento sterline. Rientrò a casa, viveva in centro. Quella Notte nevicava. Salì a grandi passi le scale e raggiunse il suo piccolo appartamento. Lo accolse il cane. Festoso, troppo svegliò il vecchio al piano di sotto, che si mise a sbattere con la scopa sul proprio soffitto, rovinando l'intonaco rosso. Quella notte era come le altre:buia. Le candele erano spente. Charlie si mise alla scrivania e cominciò a ritagliare i tagliandini per gli sconti al supermercato. Ora doveva pensare molto al risparmio. Passi. Rumore stridulo. Un tonfo. Buttando un occhio alla finestra, un corpo di un uomo, nudo, cadde al suolo. Sbarrò gli occhi e fissò il vetro appannato. Si affacciò alla finestra ed era proprio un corpo umano. Ma colui o colei non aveva volto, ne le braccia, ma solo cavi di acciaio al posto delle gambe. Quella notte era maledetta. Ecco ancora rumori. Il cane abbaiare e un uomo tossire. Catene. Una porta aprirsi e i muri delle stanze si inumidivano. Lingue rosse comparivano dal pavimento. Siringhe e teste apparirono. Quella notte era la notte del demonio. Vermi e sangue colavano dalle pareti. Ed ecco entrare dal camino qualcuno, una bestia con un lungo mantello nero e una camicia bianca macchiata di oro, oro fuso, rovente. Tirò fuori un coltello e cominciò a distruggere la faccia di Charlie. Mentre lui rideva, l'uomo scuro lo squarciava. Il cranio era staccato, a terra e spolpato. Con un sorriso maligno l'uomo imbarosolato di sangue alzò il viso. Quella notte era la notte della morte.

domenica 15 dicembre 2013

TATOO


Pietro si era appena disegnato sul braccio un enorme scorpione nero, con una penna indelebile. Io e Enri un tatuaggio maori. Allora ci venne un idea... Aprire un negozio di tatuaggi. Ci dirigemmo dal muratore che abitava vicino a noi, con l'intento di chiedere se ci facesse dei muri trasportabili. Si mise le mani tra i capelli e cominciò a piangere. Allora noi tutti felici tornammo al bunker, tanto sapevamo che le mani nei capelli significavano che sarebbe stato un casino farlo, ma l'avrebbe fatto comunque. Comprammo dell'ennè. Matti andò in cartoleria a comprare dei fogli da volantini, mentre altri si esercitavano nel disegnare tatuaggi. Quel genio del muratore finì i muri entro le dieci di sera, e allora cominciammo a montarli, un po' come si fa coi lego. Appendemmo alle leggere pareti degli esempi di tatuaggi e delle immagini stile dark. Ma per colpa del demonio, la mattina dopo ci trovammo una fila di novecento bambini dai due ai dieci anni. Non potevamo mica metterci a fare tatuaggi ai bambini...! Eccome se potevamo invece. Facemmo pagare poco il primo tatuaggio e poi sempre a crescere, finchè l'ultimo ragazzino non arrivò a darci tre milioni di lire. Purtroppo però tutto finì presto. Si vede che qualche bambino aveva spifferato qualcosa, aveva mostrato il tatuaggio, o come il caso dell'ultimo bambino era tornato a casa senza soldi. E quanti soldi! Così arrivarono i piedi piatti. Matti prese il fucile e sparò contro la porta del capanno che non intendeva aprirsi. Dentro ecco le nostre vecchie Vespe da corsa. Partimmo come dei forsennati fino ad arrivare giù al fiume. Eravamo del tutto fottuti. Ma Richi disse una grande cosa “Signori, abbiamo fatto qualcosa che non dovevamo fare, arrendiamoci alla giustizia, non rischiamo una broncopolmonite a buttarci nel fiume a dicembre!” Annuimmo, con lo sguardo basso. Poi ecco i poliziotti arrivare e l'urlo di guerra di Francobollo “Tutti nel fiume!!!” E così facemmo. Nuotammo, o meglio venimmo trasportati per un tempo indefinito ma soprattutto infinito. Quando osservammo un cartello in cinque lingue: Oceano Atlantico.

sabato 14 dicembre 2013

Guerra nella neve

Quel giorno era bellissimo.
Anzi no. Quel giorno era schifoso, brutto triste e depressivo. Era un giorno del cavolo. Purtroppo pioveva... forse non purtroppo... Nel bunker stavamo guardando la TV. Era un talent show abbastanza cretino. Quando verso la fine ecco arrivare i Pirati Carini. Erano tutti con delle mini moto nuove, già sporcate dal fango. Armati di lance di legno e bombe di sabbia non fecero complimenti ed entrarono. Ci colsero di sorpresa, e noi ci facemmo fregare. Ci distrussero il bunker. Rubarono alcuni risparmi e il nostro simbolo, nonché Laovalesporca, la palla leggendaria che Aro non era riuscito a difendere, ma aveva combattuto con onore. Eravamo abbattuti, distrutti. Fuori la pioggia si trasformò in neve, e dopo poco tutto era bianco. “Arruoliamo tutti e facciamo capire loro una volta per sempre che devono temerci” Annunciò Frenci. “Prendiamo anche altra gente, loro son tanti” aggiunse Matti. Così andammo all'asilo, i bambini stavano uscendo, erano pestiferi e cattivi e a noi servivano. Li caricammo su un autobus da noi decorato con simboli di pace, fiori e forme psichedeliche. Era un gran freddo e i piccoli si lamentavano, ma come potevamo coprire centodieci bambini... così decidemmo di non coprirli. Li fornimmo di tutto. Fionde, elmi, bastoni, bombe di sabbia e bombe di acqua, cerbottane, scudi fatti con corteccia di alberi, ma soprattutto di bellissimi pantaloni a zampa di elefante. Facemmo togliere loro le maglie e indossare fasce in testa. Eravamo pronti. Caricammo l'autobus e altri tre furgoni scoperti che avevamo pagato un occhio della testa alla fiera della seconda guerra mondiale. Partimmo verso il PiroBunker. Mentre quelle trenta teste di rapa erano a giocare nella neve, noi centodiciotto soldati cattivi e arrabbiati, insieme ad altri quaranta animali tra cui tori e cinghiali ci catapultammo contro di loro. Purtroppo avevano posizionato delle torrette di avvistamento e ci buttavano addosso vernice e ghiaia. Alcuni cinni presero secchi d'acqua fredda e la buttarono sulla neve. Ecco il giaccio. Alla fine Noi vincemmo. Nei due metri e mezzo di neve avevamo perso novanta quattro cinni, gli altri erano stati fatti prigionieri. Ma non ci importava, noi avevamo ripreso soldi, Laovalesporca. I bambini erano astuti e avrebbero cominciato a scavare il giorno dopo.

lunedì 2 dicembre 2013

INSENSATI PENSIERI


Da tempo circolano notizie sugli alieni, ci sono stati avvistamenti in tutto il mondo e noi li dovevamo cacciare.
Il piano era semplice ed efficace.
Costruzione di una macchina volante velocissima.
La costruimmo assemblando carretti in legno e rotelle prese ovunque. Giraffe conigli e martelli.
Bevemmo della robaccia ultra alcolica e stiamo ancora male.
Bottiglie rotte sotto ai piedi , mangiammo CD di Madonna.
Rompemmo pezzi meccanici e cuori.
Frecce per soffrire un altro giorno, un giorno di troppo per avere qualcuno da uccidere.
Diavolo in inferno e Dio in paradiso si scambiarono, mentre pioggia corrosiva ci divorava le teste spaccate in due.
Palloni ovali cadevano dentro di noi e ci restavano.
Mentre tatuatori pagati una follia ci scrivevano frasi di guerra sui nostri volti di cadaveri e insanguinati.
E qualche fottutissimo bastardo guardava da un mirino solo per uccidere angeli già morti.
Libri e storie bruciate, troppi morti e troppi colpevoli.
Il contrario non esisteva perché tutto era giusto e sbagliato allo stesso modo.
Fragole rosse e ciliegie componevano il piatto che avremmo servito per quel magico mort'anniversario.

venerdì 22 novembre 2013

GILLES

Oggi c'è il gran premio di Spagna, ci siamo ritrovati tutti al bunker, tra torte, cioccolato, hamburger patatine e frappè. Come da dovere, oggi noi vediamo solo una cosa, la Ferrari. Via ad un gran premio emozionante, il telecronista diceva “Partiti, comincia il gran premio di Spagna, Villeneuve parte benissimo” Al primo giro. Al quindicesimo...
“E villeneuve conduce la gara in prima posizione, ma attaccati al suo scarico si trovano Laffite e Reutemann, un po più staccati, gli altri pretendenti”.
Al trentesimo “Villeneuve è primo, solo grazie alla sua concretezza e alla velocità superiore di una Ferrari meravigliosa in rettilineo”
al sessantacinquesimo... “Un solo dannatissimo giro, Signore salvami se sto esplodendo, voglio non credere che sia possibile, mi rifiuto, una Ferrari contestata, un Villeneuve amato e odiato, ma che ti fa sempre restare in tensione, fino all'ultimo giro porco diavolo, ed è lui il campione è lui che trionfa in Spagna!!!”
E noi in piedi, con gli occhi incollati alla tv.... poi eccolo tagliare il traguardo, uno scatto da felini, tra le urla, gli abbracci e i sogni di un mondiale... Villeneuve.
Il cibo era ancora lì, non l'avevamo toccato.

martedì 12 novembre 2013

OSSA ROTTE


L’aereo era bello, ma dovevamo riuscire a volare, a volare senza alcun tipo di motore. Leonardo l’aveva già inventato, ma noi volevamo volare sugli uccelli. Da giorni nei giornali si parlava di questa strana specie di volatili simili a draghi, si trovavano sulla costa del Mavarestend, uno stato a nord della Pianchinet che a sua volta si trova a est dei Piopilui. La cosa ci stuzzicava molto. Comprammo dei Chopper tutti colorati, caricammo su reti, fucili, un po’ di gorgonzola e Pietro anche la tinta bionda. Viaggiammo per migliaia di chilometri su strade sperdute in Danimarca. Dopo ben tre mesi di viaggio intenso, ci trovammo nel posto che volevamo, Mavarestend. Un insieme di colore accesi e diversi di piante e di animali. Ci avventurammo all’interno della foresta, senza timore di nulla. Ci piazzammo in una vallata. Piantammo le tende e accendemmo un fuoco. Anzi non è vero, noi non lo accendemmo, al contrario di ciò che dicono in tutti i libri. Quel giorno era davvero caldissimo. Un deficiente avrebbe acceso un fuoco. Stabilimmo chi faceva  i turni di guardia. I fucili erano carichi e sistemammo anche i richiami. Matti e Francobollo rimasero alle tende, io e Frenci a cercare gli animali e Simo con tutti gli altri a cercare l’acqua che avevamo dimenticato a casa. Camminammo chilometri e finalmente … ecco i famosi Zitorex, uccellacci altissimi e con un lungo collo, ali bellissime, tutte gialle e verdi. Prendemmo le corde e li legammo agli alberi, chiamammo tutti gli altri e ne immobilizzammo otto. Con  una fatica atroce, li trascinammo all’accampamento, cominciammo ad addestrarli, dopo due giorni,erano bravissimi, tanto che si inchinavano quando passavi. Con delle radici lunghe sei sette metri, costruimmo delle briglie. Il primo a volare fu Matti. Partì elocissimo, fece un giretto e tornò a terra. Partimmo tutti. Partimmo per quell’enorme cielo azzurro a sinistra, e scuro a destra. C’e l’ avevamo fatta. Purtroppo, nell’atterraggio … uno scontro forte tra il mio e quello di Francobollo, e tutti giù per terra, doloranti e con tante ossa rotte.

sabato 2 novembre 2013

SPAPPOLAMANTO DI BUDELLA FINTE

Parlando di cose insensate,schifezze brodo freddo e fagioli,carote lesse pollo ossa cartilagine cuore sangue sale pepe merda di maiale, capelli neri e biondi parrucche occhiali vetri finestre e palazzi distrutti china pennini tappeti letti e cuscini motorini macchine da corsa pistole pallottole caschi rotelle cervella e cervelli nuvoloso cielo sole pioggia neve slitte cani erba denti teste trucchi istruzioni nasi disegni alberi cespugli palloni reti pali ovali e ovale racchette e cento duecento e trecento. Alla fine del conto delle cose che avevamo gia fatto pensammo che era troppo presto per fermarci, così continuammo a contare tutto finchè non ci addormentammo sul piatto di noccioline che oguno aveva davanti a se. Il sole sugli occhi ci svegliò verso le sei. Insieme cucinammo dieci piatti tutti diversi e raffinatissimi. Raccogliemmo nel giardino dei fiori rosa e li mettemmo in una vaso, poi rompemmo il vaso. Ci dipingemmo le facce di rosso e bianco, poi ci mettemmo tanti, anzi tutti i bracciali che avevamo e comprammo dei ragni assassini. Ci tuffammo in una piscina di fango e qualche finta buddella si spappolò.


giovedì 24 ottobre 2013

PARLANDO COI CANI

Certo che quando la notte ti sdrai a guardare il cielo, ti accorgi che le stelle sono davvero tante. Per quello ti piace, ti senti un Dio. Ormai i nostri miti erano svaniti, non c'erano più e questo ci faceva cadere qualche lacrima dal viso, sporco di polvere e di carbone, che nelle sere di settembre usavamo per accendere il fuoco. Pure il giradischi si era rotto, non sapevamo più ascoltare. Quella notte stavamo giocando a carte. Ogni tanto qualcuno tossiva, ma non una, non una parola. Le avevamo finite. Non sapevamo più neanche parlare. L'ambiente era calmo e tranquillo, nel cortile si stava bene, i gufi accompagnavano i grilli, ma nessuno la luna. Pietro era appena tornato, era andato a comprare della tinta bionda, proprio come il suo colore naturale, ogni tanto la dava sui gatti che passavano e ogni tanto sulle sua sopracciglia. Richi cadde dalla seggiola, ma niente, neanche un sorriso o una risata. Continuavamo a giocare con i nostri re e le nostre regine, coloro che ormai per noi non c'erano più. Non ci importava più essere ricchi, ormai eravamo vuoti dentro. Ma son proprio quelle le notti in cui se senti abbaiare devi tacere ed ascoltare, e noi decidemmo di farlo. I cani della città ci parlavano , ci raccontavano la loro vita, noi capimmo che qualcuno canticchiava, qualcosa che forse c'era appartenuto. Ma non era un caso, non era un caso che in quella notte la luna diventò più grande e più bianca. Eravamo tornati ad ascoltare.

un omaggio

lunedì 21 ottobre 2013

Il nostro volo

Lo sapevamo che prima o poi si sarebbe spenta, si sarebbe spenta la Giamaica intera. Perché oggi, e ricordo solo questa data, undici maggio è successo ciò che ha occupato le prime pagine di tutti i giornali. Oggi è morto colui che pregava cantando e che ci aveva fatto ballare. Il funerale sarebbe avvenuto per il ventuno e noi il ventuno dovevamo essere in Giamaica. Il paese non sembrava scosso dall'avvenimento, ma noi avevamo un mito in meno e un qualcosa per cui non parlare tutto il giorno. Solo il giorno dopo cominciammo a parlare. Parlammo di come saremmo potuti arrivare in Giamaica. Tirammo fuori il nostro aereo dal capanno. Erano anni che non lo usavamo. Decidemmo di decorarlo. Cominciammo a dipingere un lato con i colori Giamaicani, che Matti aveva procurato. L'altro lato lo dedicammo a Bob e gli facemmo un grandissimo ritratto in bianco e nero. Attaccammo alla coda uno striscione con scritto in grande tutti i titoli delle sue canzoni e dei piagnoni. La decorazione finì il diciotto, caricammo i bagagli ed eravamo pronti a prendere il volo. Avrei guidato io. Purtroppo avevamo dimenticato che era un aereo a due posti. Fu un brutto momento. Allora lasciammo a casa tutti i bagagli e ci posizionammo nei sedili stretti come la vite nella tenaglia o come il toast nella piastra. Quella spedizione aveva senso come l'anatra che era allo stagno e andò a casa a bere. Accendemmo i motori, se c'erano ingranammo le marce e via partiti. Ci trovavamo già molto in alto dopo pochi secondi. La nostra scritta sventolava al vento e continuammo il viaggio per molte ore. Avevamo una gran fame e una gran sete ma non avevamo niente da mangiare, Francobollo sparò con la pistola,di cui nessuno sapeva l'esistenza ad un uccello, non so che razza, lo pulì con il coltellino e lo cucinò nel motore. Purtroppo il sapore della benzina c'aveva fatto venire una tale sete da pensare di buttarci in mare, ma le cose non si sarebbero sistemate. Erano le nove del mattino, i miei compagni si erano appena svegliati. Avevamo davanti a noi ancora due giorni di viaggio. Purtroppo però l'aereo si... ruppe. Ci schiantammo in mezzo alla campagna di non so quale paese.
Lo schianto fu tremendo ma noi non ci facemmo niente. Ora cosa potevamo fare. Probabilmente eravamo già negli Stati Uniti. Non ci restava che camminare. Camminammo alla ricerca di una città per cinque ore e finalmente la trovammo. C'erano degli esseri umani, ed era buon segno. Vedemmo un furgone fermo, la scritta sbiadita sul lato destro era Giamaica e ci venne una folle idea, legarci al furgone e farci trasportare fino là. Andammo a comprare o meglio barattare con quello che avevamo in tasca, delle slitte e delle corde. Legammo le slitte alle corde e le corde al furgone. Prendemmo da un campo della verdura e in rosticceria rubammo un pollo. Prendemmo dell'acqua in un pozzo e ci sedemmo sulle slitte, pronti a partire. Aspettammo un ora e il proprietario del furgone partì. Cominciammo mangiare e bere. Eravamo sporchi e un po' tagliati, ma noi andavamo avanti. Non so quanto dormimmo, ma ci ritrovammo in Giamaica il giorno dopo... credo. Era strano perché avevo calcolato che ci fosse l'acqua in mezzo. Ci alzammo dalle slitte ormai incandescenti e chiedemmo ad alcuni ragazzi che passavano, con il poco inglese che spiccicavamo dove si celebrava il funerale di Bob. Ci dissero di seguirli e così facemmo. Una folla di gente avvolgeva la sua bara, le urla e le sue canzoni cantate dal popolo. Seguimmo la folla per dei chilometri, stavamo cambiando come modo di vivere, tanto che ci togliemmo le scarpe. Ci piaceva come facevano i funerali lì. Dopo la sepoltura, la folla si distese e si sciolse, ora la città era come deserta. Comprammo tutti i dischi che i negozi vendevano, i cappelli locali, ci facemmo i capelli rasta e cercammo di abbronzarci il più possibile. Per la sera ci mettemmo a dormire in una vecchia casa abbandonata in cima alla collina, e mentre mi stavo addormentano, dalla finestra non potei non notare il nostro aereo che passava. La casa mi ricordava molto un altro posto...