La notizia si era
sparsa dappertutto, per tutto il paese. Lo zoo aveva acquistato una
scimmia. Non potevamo non andarla a vedere, così pagammo l’ingresso
ed entrammo. La scimmia era dietro ad un vetro insieme a un sacco di
vegetalie.Lei però era lì triste che scimmiottava esercizi per il
pubblico. La vedavamo era molto infelice. Alle cinque e mezzo di
pomeriggio, decidemmo con il sole in faccia, di liberare la povera
scimmia. Il piano sarebbe stato messo in atto il giorno seguente alle
ventidue. La mattina dopo andammo a fare la spesa per la spedizione.
Comprammo delle graffette, dei coltellini svizzeri, delle torce e
tute mimetiche. La giornata passò in fretta, parlando e discutendo
sul come agire. Entrammo allo zoo, poi aspettammo l’ora di chiusura
legati con delle corde ai soffitti del bagno. Subito dopo la chiusura
dello zoo scendemmo e aprimmo usando settantatre graffette la porta
della scimmia. Era lì così, seduta triste. La mettemmo dentro un
sacco. Con i coltellini ci facevamo spazio in mezzo alla vegetazione.
La portammo nel nostro bunker. La liberammo in una gabbietta larga e
alta. Cominciammo a saldare dei pezzi per fare una gabbia enorme e
all’aperto. Ci mettemmo quarant’otto ore. Gli piantammo dentro
veri alberi e vere piante. Avevamo fatto anche un ruscello e la
liberammo lì. Nessuno doveva saperlo. Ora giocava e saltava da un
albero all’altro, quasi dimenticando di essere addestrata. La
chiamammo Yuppy.
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